[r] Brachetti & Friends a Fiesole (Firenze)
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E invece, con l'evento inscenato dal trasformista più bravo del mondo, non si vivrà di più, ma certo un po' meglio: emozione, stupore, sorpresa, incredulità, divertimento, svago, malinconia, ricordo. Non bastano le parole a descrivere ciò che trasmettono l'artista piemontese e i suoi amici internazionali.
Anche perché le parole, che pur ci sono, non sono il sale di questa storia. Trionfano l'immagine, la rappresentazione, i mille abiti che fanno altrettanti monaci di tutti i tipi: toreri, uomini in frac (“vampiri!”, grida una bambina), ballerine, samurai. Facce del diamante-essere umano tenute insieme dal 'trasformatore' Brachetti.
Brachetti che, con la tesa di un cappello, fa venticinque personaggi (Napoleone, Cleopatra, Don Camillo, la Gloria Swanson di 'Viale del tramonto'). Che tira un filo immaginario e, con il solo aiuto di semplici effetti acustici, crea dal niente mondi vicini e lontanissimi. Che estrae dalla memoria una luna e, con due mani, inventa universi di ombre cinesi.
In rassegna, tutti i suoi cavalli di battaglia già montati da Parigi a Shanghai, legati dal collante della sua storia personale, raccontata alla sua maniera. Brachetticentrica, ma Brachetti è così: ha una Via Lattea individuale, intorno alla quale ruotano ospiti che non sono da meno. Friends, li chiama.
A Luca Bono, Harry Potter italiano, il compito di essere Brachetti da giovane: bravo. Le gag di Otto Wessely, novello Mac Rooney del Crazy Horse, hanno generato risate e applausi a scena aperta. Le illusioni del mago del Michigan Kevin James e i suoi allegri freaks hanno fatto impallidire i pur buoni trucchi del nostro Silvan (non ce ne voglia!). I dorati ungheresi del duo Golden Powers hanno (di)mostrato al pubblico che non c'è bisogno della Discovery di Kubrick, dell'Enterprise di Star Trek o della Nostromo di Alien per arrivare ai confini della realtà: bastano due corpi forti ed armonici, se ben connessi.
Un po' di stelline e di palloncioni gonfiati, una scelta musicale da varietà classico introdotta dalle sonorità anche zigane di Gerardo Balestrieri e dei Travailleurs de la Nuit e inframezzata da estratti del Concerto Grosso dei New Trolls, e le classiche battute a doppio senso del genere chiudono brillantemente il cerchio.
C'è il fumo e c'è l'arrosto, insomma: poche volte come in questo caso, the show must go on. E guai se così non fosse.






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